Cani fiuta tumore e nasi elettronici

olfatto.cani

L’olfatto nei cani è il senso più forte, quello su cui fanno affidamento per conoscere e riconoscere tutto ciò che incontrano. Dal suo tartufo il cane può trovare le informazioni che gli servono per rapportarsi col mondo, per giocare, per sentirsi a casa, per cacciare. Rispetto agli umani, il suo olfatto è esponenzialmente più potente: il cane è fornito di circa 220 milioni di recettori olfattivi, contro 5 milioni di recettori di cui disponiamo noi. Questi valori variano nelle diverse razze, dai carlini, bulldog e gli altri con il muso schiacciato, che sono meno sensibili, fino ai segugi, i cani da fiuto e da caccia, che poi sarebbe il loro più antico lavoro.

Poi ci sono i “cani molecolari” così chiamati perchè in grado di annusare l’odore in un indumento di una persona, di memorizzarne la molecola e di cercarla nell’ambiente, anche a distanza di tempo. Il loro tartufo è così sensibile che, annusando, riescono a fiutare le tracce rimaste della persona per poi ritrovarla, come nel caso dei terremoti e di persone scomparse. I più famosi tra i cani molecolari sono i Bloodhound, o Cani di San Uberto, razza di antica stirpe di origine belga, nel tempo selezionata con pazienza e abilità per il fiuto straordinario, per la forza e la resistenza che ne facevano un soggetto estremamente utile all’uomo per la caccia alla grossa selvaggina.

Passando alla scienza, la notizia di questi giorni è che allo IEO di Milano, l’Istituto Europeo di Oncologia fondato dal Professor Umberto Veronesi, hanno condotto uno studio per la diagnosi precoce del tumore al polmone grazie ad un team di “ricercatori” a quattro zampe e un naso elettronico. L’dea nasce dall’osservazione delle alterazioni in un organismo malato, che possono essere rintracciate nel respiro o nell’urina. Gli otto cani scelti per questa missione, sono stati addestrati dal Dipartimento di Veterinaria della Statale con un training simile a quello usato per fiutare droga o esplosivi negli aeroporti. Tra sei campioni di urina devono riconoscere l’unico appartenente a una persona malata. Lo studio ha permesso di appurare che i cani sono capaci di fiutare nelle urine la presenza di metaboliti ‘spia’ del tumore al polmone.  Grazie al loro olfatto si sta mettendo a punto uno strumento come un “naso artificiale” per la diagnosi precoce.

Il lavoro con i cani è servito al team guidato da Lorenzo Spaggiari, responsabile del Programma Polmone Ieo, quale punto di partenza. Per sviluppare – con gli ingegneri dell’università romana di Tor Vergata – gli otto sensori del naso elettronico. Uno strumento simile a quello che viene usato per fare l’alcol test, ma in questo caso utilizzato per rilevare tracce di tumore nell’alito. Gli studi all’Ieo continueranno con prototipi di naso elettronico sempre più sofisticati , anche grazie alle informazioni raccolte dai tartufi, i potenti nasi dei nostri amici quadrupedi.

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