Oggi è morto Pietro Calabrese, giornalista e direttore di tanti giornali importanti. Nell’ultimo anno, da che era malato, scriveva della malattia come fosse dell’ “amico Gino”, una cronaca drammatica ma lieve, da giornalista di razza (così dicono gli umani!) e scriveva anche una bellissima pagina tutti i sabati su Io Donna, traducendo i pensieri e le vicende di Pippo e Tuna, le storie degli umani visti dai loro occhi – di meticcio salvato e jackina viziata – sempre molto grati e amorosi con il loro papi. Questa è l’ultima loro storia scritta da papi, che ci aveva dato il permesso di saccheggiare (la storia di Pippo è bellissima!): questa è la storia vera dell’oco di Segrate, innamorato felice.
Un abbraccio canino a Pippo e Tuna da Lou e Mina.
DIARIO DA CANI Le gioie (ochesche) della paternità
Dialoghi tra Pippo e Tuna tradotti in umanese da Pietro Calabrese
<< LE VACANZE SONO PROPRIO FINITE, anche per Pippo e Tuna, pronti a tornare sotto il grande acero di villa Borghese per rivedere i vecchi amici e raccontarsi le avventure d’agosto. «Ma prima» ci tiene a dire Pippo al suo papi «quella pettegola di mia sorella ha una storia da raccontare».
Ricordate l’oco maschio di Segrate che aveva perso la testa per la papera più bella del Canada e tanto aveva fatto e tanto aveva detto che era riuscito a sposarla (secondo il rito ochesco tradizionale), nonostante avesse già una moglie e un’amante? I due ochi, belli, tronfi e innamorati, si erano trasferiti dal parco di Segrate nel grande giardino di una signora che si era offerta di ospitarli.
«E lì, come c’era da aspettarsi, data l’indole dell’uno e dell’altra, si sono dati subito da fare» chiosa Pippo ridacchiando. «Sei sempre volgare» gli rinfaccia Tuna, e precisa: «Lì, in pace, e in quel giardino che il tramonto infiamma ogni giorno, l’oca bella è rimasta incinta e a Ferragosto ha dato alla luce tre magnifici paperetti». Due maschietti e una femminuccia. «La notizia» precisa Tuna a papi «me l’ha data la mia amica Stella Pende, e non si sa se era più elettrizzata lei o la madre. Mi ha telefonato addirittura dal Kenya, da Watamu, per dirmelo ». Di certo, pensa papi, di tutto il gruppo, oco compreso, la più emozionata sembrava Tuna. Ho sentito la voce di Pippo alle sue spalle: «In realtà è lei la più ochetta di tutti con quelle sue continue moine». L’età e la conseguente acquisita saggezza di papi gli hanno permesso di ignorare ogni parola.
Quello che invece non si può proprio ignorare è il profondo cambiamento caratteriale dell’oco maschio. È talmente evidente che si nota perfino nel modo di camminare: non si muove più paperando platealmente da destra a sinistra come prima, e non attacca più con improvvisi scatti del becco gli umani. Cammina lento e solenne, lui in testa e i tre paperetti dietro, si guarda intorno soddisfatto. Anche Pippo se n’è accorto: è finalmente un oco felice>>
Diario da cani di Pietro Calabrese, letto su IO DONNA del 11 settembre 2010.