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Cani buoni e donatori

veterinario

 

 

 

 

 

 

 

 

Si dice sempre che il cane è il migliore amico dell’uomo, non solo per l’affetto e la fedeltà che dimostra, ma anche e soprattutto per il suo essere naturalmente accudente. Ora lo sarà ancora di più verso i suoi simili. Un donatore di sangue potrà salvare la vita ad un altro amico peloso in difficoltà.

A Milano è stato lanciato un progetto che incoraggia la donazione di sangue tra cani. Dog Blood Donors è una banca dati dei cani donatori di sangue, gratuita per il proprietario e per il veterinario. I proprietari di cani possono iscrivere il proprio, candidandolo a diventare un donatore oppure usufruire del servizio in caso di necessità, attraverso il proprio veterinario. In caso di emergenza viene messa a disposizione dei veterinari una grande risorsa a cui fare riferimento per trovare il cane donatore più idoneo.

Dog blood Donors è finanziata dal fondo solidale permanente di Almo Nature “Almore Fund”, con il patrocinio dell ANMVI e della FNOVI, associazione e federazione dei medici veterinari.

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Anche i cani sono persone

I cani provano emozioni che somigliano a quelle dei bambini.
Ne è convinto Gregory Berns, neuroscienziato della Emory University (Georgia, USA), che ha condotto la ricerca pubblicata nell’ottobre ’13 sul New York Times dall’evocativo titolo Anche i cani sono persone. La conferma viene dalle risonanze magnetiche, alle quali sono stati sottoposte decine di cani negli ultimi due anni, che hanno rivelato l’attivazione del nucleo caudato, minuscola area immersa nella profondità del cervello che si mette in moto quando le persone provano emozioni.
E da oggi, sappiamo che questo vale anche per i nostri cari amici cagnolini.
Diciamo pure addio alle teorie di Ivan Pavlov, notissimo fisiologo russo, che scoprì il riflesso condizionato che spiegava le reazioni (emotive) dei cani come nient’altro se non banali risposte automatiche ad uno stimolo nervoso.
Sull’efficacia emozionale e sulla straordinaria ricchezza che il rapporto con gli animali può produrre, non avevamo certo bisogno di conferme scientifiche: chi possiede animali domestici conosce in prima persona quel magico, immediato e segreto legame emotivo che intreccia le vite umane con quelle animali! Chi vorrebbe averne uno e non lo ha (ancora) non avrà certo dimenticato le intense pagine dell’Odissea, quando Omero descrive il fido Argo, dopo vent’anni di lontananza dal suo padrone, che riconosce Ulisse travestito da mendicante e muore a seguito della irresistibile scossa emotiva; chi ha visto il commovente film Hachiko ricorderà il tenace e appassionato attaccamento di Hachi al suo padrone scomparso.
 Da sempre leali accompagnatori di persone non vedenti, i cani, oggi, ci sembrano più umani che in passato e con il pretesto della ricerca scientifica possiamo confortarci: ecco come mai il legame tra questi affettuosi animali e i loro padroni è così intenso e da sempre confermato in ogni luogo del globo. Cosa dire, poi, della pet therapy, la terapia nella quale sono gli animali a ‘curare’ gli esseri umani? Delfini, cani, gatti, cavalli, conigli, sono e sono stati impiegati per affrontare alcuni tra i più diffusi disagi, soprattutto nella popolazione infantile, quali autismo, depressione, deficit mentale, isolamento sociale, ma anche nel caso di soggetti detenuti o da lungo tempo ospedalizzati. La pet therapy è consigliata sia da medici che da psicologi, e funziona.
Il rapporto che unisce l’uomo all’animale, la comunicazione verbale e non verbale che si stabiliscono tra questi due poli, sono gli ingredienti che ci spingono a condividere la nostra vita con questi intuitivi, sensibili, adorabili amici a quattro zampe.
(dal blog Non solo psicologia “I cani provano emozioni? Certamente! ” di Giorgia Aloisio Dott.ssa Psicologa)

I cani lo sanno

L’amore è una questione di sguardi e i cani lo sanno. Un elogio che è una lettera d’amore, un diario scanzonato tra l’ironico e l’intellettuale di un giornalista dongiovanni, fedele solo alle sue due bellissime labrador nere. Tavira e Zara, mamma e figlia, la prima con il nome del luogo ’città eterna’ di un amore poi non restato eterno, Zara, la seconda, cagionevole, dolcissima e adorante, scodinzolantissima. Malgrado l’autore cerchi di non cadere nel luogo comune del padrone innamorato (odia il termine padrone, tra l’altro) che umanizza l’animale, malgrado faccia il duro sui cani degli altri… nel raccontare le vicende delle due, tra l’ansia di una fuga e il terrore per una malattia, rivela tutto il suo amore incondizionato. Esattamente come il loro per lui, come tutto l’amore incondizionato che loro ci regalano. Questa è la magia tra cane e padrone, e questo romanzo/diario tra leggerezza e pesantezza del vivere, fa venir voglia di adottare un altro cane, giacchè l’unica tristezza -errore di fabbrica lo chiama Scanzi – è che “quando Dio creò il mondo, doveva aver avuto ragioni ben imperscrutabili per dare al cane una vita cinque volte più breve di quella del suo padrone.” Così disse Konrand Lorenz.

Autore: Andrea Scanzi

Editore: Feltrinelli

Anno: 2011

Prezzo: € 14,00

In ufficio col cane

Andare in ufficio col proprio cane è un privilegio, oltre che una comodità, che non a tutti è concesso. La Lou lo sa bene, ha iniziato il suo lavoro di ufficio dentro ad un cassetto… Noi, cani e padroni, che lavoriamo insieme lo sappiamo, ma ora la notizia è certificata da una ricerca americana: il cane in ufficio è il migliore anti-stress. Gli scenziati della Virginia Commonwealth University hanno studiato 75 persone in un’azienda, autorizzando 20 di loro a portare i cani al lavoro per una settimana. Nei proprietari di cani è stata provata una diminuzione di stress, che -è stato provato- causa minore produttività e maggior assenteismo dal lavoro. I ricercatori hanno confrontato i livelli di ormoni dello stress, prelevando campioni di saliva durante la giornata tra le persone che hanno portato i loro cani, quelle che pur avendolo lo hanno lasciato a casa e chi invece non ne ha. La mattina non c’era alcuna differenza tra i gruppi, ma nei momenti più impegnativi della giornata, lo stress quotidiano diminuiva tra le persone con il proprio cane al fianco, mentre aumentava negli altri due gruppi. Nei giorni in cui gli impiegati lasciavano a casa il cane, è stato osservato che lo stress aumentava in maniera significativa, rispetto ai giorni in cui lo portavano. Durante l’esperimento, gli scienziati hanno anche notato che le persone senza pet cercavano i colleghi con il cane e si interfacciavano con l’animale durante la pausa. Randolph Barker, che ha condotto lo studio, ha commentato: “Gli animali da compagnia nei luoghi di lavoro possono essere un incentivo lowcost al benessere dei dipendenti, migliorando oltre l’umore, anche il livello di soddisfazione organizzativa e la percezione di sostegno.” E’ però importante che le aziende adottino una politica che preveda l’inserimento solo di animali domestici puliti e ben educati, sottolinea infine Barker: “Auspicando l’avvio di ulteriori ricerche con campioni di dimensioni più grandi all’interno del contesto organizzativo. Un passaggio necessario per replicare i risultati di questo studio iniziale.”

(da: BBC News/www.bbc.co.uuk)

Cani in ospedale

Una bella notizia, soprattutto per chi è costretto nel letto di un ospedale: il Tribunale di Varese ha finalmente riconosciuto l’importanza giuridica del rapporto affettivo con il proprio cane. Si tratta di una sentenza storica, che costituisce un importante precedente nel nostro paese, dove gli animali erano qualificati al pari di oggetti.

La pronuncia del giudice tutelare del Tribunale di Varese prende spunto dalla vicenda di una signora che, entrata in un centro di assistenza anziani vietato agli animali, ha affidato il proprio cane ad un’amica, chiedendo di mantenere un rapporto stabile con l’animale. La paziente aveva più volte domandato ai sanitari il permesso di far accedere l’amico a quattrozampe all’ospedale; permesso sempre rifiutato a causa di motivazioni “medico-sanitarie”. E’ risaputo che nessun animale può normalmente entrare, almeno fino ad ora, in un ospedale. Appellatasi al Tribunale, con una sentenza storica, alla donna è stato riconosciuto, il 7 dicembre scorso, il diritto a ricevere la visita del suo cagnolino.

Le motivazioni di tale concessione sono da ricercarsi nella tutela del diritto costituzionale di riconoscimento del valore del sentimento che unisce l’uomo al suo animale domestico.

Dalla sentenza: “…Il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale. In base all’evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento abbia ritenuto che un tale sentimento costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum” continua affermando che la legge “ha riconosciuto che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia” ha “affermato l’importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”. 

Con il pronunciamento del giudice tutelare Giuseppe Buffone del Tribunale di Varese si è fatto un passo avanti nel riconoscimento giuridico del rapporto tra uomo e animale. Sul diritto soggettivo all’animale da compagnia si è occupata anche l’avvocato Marianna Sala, responsabile milanese della Lav, in un intervento pubblicato sul sito dell’associazione: IL RILIEVO COSTITUZIONALE DEL RAPPORTO UOMO-CANE.

Weekend dalla zia

zia mame

Pet therapy a domicilio. Lo scorso weekend la mia mami è partita senza di me. Avrei dovuto andare al mare dai nonni e da mio cugino, lo stupido bracchetto, e io un po’ non lo sopporto perchè vuole sempre mangiare la mia pappa e se non mi sbrigo me la sbafa in un boccone. Però in compenso lui non è interessato ai gechi, mia grande passione, e allora lo perdono. Ma torniamo a noi. Giovedì sera vado a cena dalla zia Armi, che è triste e chiede alla mami se posso rimanere io a tenerle compagnia.

Addio mare. Rimango a Milano con un caldo bestiale e qui scopro la mia vera vocazione. Sono un mito di cagnolina terapista, ho un futuro assicurato, pet teraphy a domicilio! Per un intero fine settimana la zia non ha mai pianto, non ha preso le goccine, non si è abbandonata catatonica tra divano e letto. Sennò, a me chi avrebbe dato da mangiare e portato fuori? E poi io, che sono dolce, dolce, dolce, non l’ho mai lasciata sola. L’ho sempre seguita come un’ombra e ogni tanto le davo tanti bacini, ai piedi. Si, l’avrei baciata anche in faccia ma la zia è allergica e le vengono i ponfi. Ogni tanto me ne dimentico e allora vado vicino vicino e mi struscio un po’ ma lei mi scosta e poi si mette la pomata. Però mi fa le coccole. Sono proprio stata brava, venerdì siamo andate ad un appuntamento di lavoro e io mi sono comportata benissimo, ho ringhiato solo un pochino al tipo che ha visto, non lo conoscevo del resto, però lui è stato gentile. Al bar poi sono stata a cuccia e non ho disturbato. Poi siamo andate in un negozio e lì tutte le signore che c’erano mi hanno coccolato un sacco. Perchè dovete sapere che alla zia la depressione passa con lo shopping, ma adesso è squattrinata ed è più difficile spendere. Però la zia è un genio, se le inventa tutte: in quel negozio si fa ”swap” cioè si compera con delle stelline al posto dei soldi.

Sabato mi ha portato ai giardinetti la mattina presto, ma che afa, poi nel pomeriggio ho visto i gabbiani a Milano, eravamo su quella specie di fiume, il Naviglio. Ho provato a prenderne uno, a parte che è grande due volte me, ma sono veloci a scappare più dei piccioni. Domenica siamo andate al parco, ho giocato e mi sono divertita. Piaccio molto ai cani grossi. C’era un lupo che era uno schianto, ma quando esagerano io mi scoccio e ringhio, sono una cagnolina seria e poi… stavo lavorando! Anche senza guinzaglio non la perdevo mai di vista, non si sa mai, la zia Armi è un po’ fusa. Ma io le voglio bene assai, è la mia zia preferita. Quando alla sera è tornata mami a prendermi, io dormivo bella serena mentre la zia lavorava concentrata, morale non abbiamo nemmeno sentito il campanello della porta. Poi mami ha telefonato e noi niente; si è un po’ spaventata, ma poi quando è tornata le ho fatto tante feste e non si è arrabbiata.

Lunedì la zia aveva una faccia diversa, so che ha iniziato bene la settimana e la tristezza, grazie a me, lo posso dire, è passata. Quindi ricordate che un cagnolino dolce dolce, ma mi raccomando ben educato, sensibile, affettuoso è un terapista eccezionale, se volete qualche suggerimento scrivetemi.

Senti chi parla

Trilli_Rima

I Segnali Calmanti: quanto cambierebbe la tua vita se cominciassi a parlare la stessa lingua del tuo cane? Questo  il tema del prossimo seminario di  Ruth Wahlmuller, una tra le più brave e sensibili educatrici cinofile, che si terrà il prossimo 20 marzo a Bergamo. Lo organizza ThinkDog la scuola fondata da Angelo Vaira, dove  s’insegna con passione a comunicare ed a relazionarsi con il proprio animale, motivandolo a comportarsi in modo appropriato ovunque: in famiglia, per strada, nello sport, in pet therapy. I cani hanno un loro modo per capirsi, per andare d’accordo e vivere felicemente in relazione con gli altri. Questo corso per educatori e per comuni proprietari di cani dimostra l’importanza di riuscire a comprendere il linguaggio ed i segnali per vivere al meglio e senza problemi in ogni situazione. Dalla vacanza al soccorso che i nostri amici ci possono offrire.

Per informazioni: info@thinkdog.it

Nella foto: Trilli al tramonto in Val Sesia, un bellissimo segnale di calma!


San Valentino col cane

piccolo beagle

Secondo un sondaggio internazionale condotto da Reuters/Ipsos una persona su cinque, un campione di 24mila persone di 23 paesi, non ha nessuna intenzione di festeggiare San Valentino col proprio fidanzato/marito. Gli intervistati preferiscono trascorrere la domenica dedicata alla festa degli innamorati in compagnia del proprio animale, cane o gatto che sia, invece che col partner. La maggioranza è composta da giovani sotto i 35 anni: il 25 per cento sceglie senza esitazioni di giocare con il proprio cane o leggere e guardare un film con il gatto sul divano. Nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni la percentuale si abbassa invece al 18 e andando in su con gli anni si ritrova il desiderio di festeggiare il 14 febbraio.  ( da www.corriere.it )

Un cucciolo per cura

cucciolo_sforza

Pet therapy. Non si tratta solo dell’affetto incondizionato che tutti i padroni di cani conoscono, la Pet Therapy si affianca alla medicina tradizionale per curare diverse patologie, dall’autismo alla depressione. Già nel 1953 un neuropschiatra infantile, Boris Levinson, notò come alcuni dei propri pazienti, bambini con serie difficoltà di relazione e di comunicazione interpersonale, stabilissero con sorprendente facilità legami affettivi e cognitivi con il proprio cane. La presenza dell’animale aiutava il bambino ad abbassare le proprie barriere emotive, fornendo un interessante spunto di comunicazione tra paziente e terapista. Uno studio recente, svolto nella Casa per anziani di Senigallia e portato come caso all’ultimo congresso mondiale sulla salute e benessere animale Ihaio di Tokyo, è stato un successo: tre cani hanno vissuto nove mesi con pazienti del tutto apatici o malati di Alzheimer, che sono usciti dal loro isolamento. Esistono due tipologie di terapia: le AAA (Animal Assisted Activities) cani addestrati per l’assistenza quotidiana a portatori di handicap, come i ciechi; le AAT (Animal Assisted Therapies), sono delle cure destinate a migliorare la salute del paziente, spesso colpito da problemi cognitivi, psicologici, sociali e comportamentali. In Italia, tra le associazioni più conosciute per l’assistenza c’è l’AIUCA Associazione italiana cani d’assistenza, la scuola di interazione uomo-animale SIUA ha un approccio più zooantropologico, basato sulla reazione tra l’uomo e gli altri animali.

Foto Claudio Sforza

Golden Green

moncler
Bruce Weber, il grande fotografo sempre restio a mettersi dall’altro lato dell’obiettivo,  ha eccezionalmente ceduto per Moncler  in seguito ad una donazione cospicua  in favore dell’associazione no profit Green Chimneys che si occupa di aiutare i bambini con problemi comportamentali mediante la pet-therapy. Così Bruce si è messo a letto con tutte le sue macchine fotografiche per uno scatto eccezionale; dopodichè ha vestito i suoi golden retriver con elegantissimi piumini Moncler e ha fotografato pure loro. Scatti ironici che fanno parte dell’ultima campagna pubblicitaria di Moncler.

«Ho scattato la campagna Moncler nella mia casa a Golden Beach in Florida – racconta il fotografo – ho lavorato in totale libertà, come ai vecchi tempi, quando chi ti commissionava un’immagine ti lasciava mano libera e si fidava di te. Quella della fotografia è un linguaggio eccezionale. Io accosto le immagini come in un collage per fare nascere una emozione prima che comunicare un messaggio».

bruce-weber-moncler  golden