Blog Bau

www.louandmi.com

 

rassegna stampa

Il libro di Uggie

22 ottobre 2012
 

Non c’è pace per Uggie, non riesce proprio a ritirarsi dalle scene. Il suo padrone aveva annunciato che sarebbe andato “in pensione” -nel senso che non avrebbe più lavorato- invece la fama lo trattiene sulle passerelle ancora per un po’. Dopo aver lasciato le sue impronte come le star hollywoodiane sul marciapiede del Chinese Theatre a Los Angeles, Uggie, il Jack Russel diventato una celebrità con il film The Artist, Oscar 2012, ha scritto un libro di memorie. “Ho una sola speranza, che quando non ci sarò più mi ricorderete come un piccolo artista con un cuore grande“. Così scrive Uggie, o meglio chi ne interpreta gli abbai e trascrive la sua vita in quello che si annuncia un best-seller.

Nel libro appena uscito negli Stati Uniti, dal titolo Uggie, My Story, racconta tutta la sua vita ed anche le sue passioni per le attrici famose con cui ha lavorato. Una su tutte, la donna della sua vita a cui dedica il libro: Reese Witherspoon, sua partner nel film che segna la svolta verso la celebrità, Come l’acqua per gli elefanti (2011). Prima di allora Uggie era stato un umile attore-comparsa in tanti ruoli senza fama né gloria, tra film e video pubblicitari. Di quella lunga gavetta, gli rimane la modestia e l’amore per un lavoro ben fatto.

Non si è montato la testa neppure ora che è una celebrity, Uggie. In vista della tournée di presentazione del libro, i direttori di hotel a cinque stelle gli mandano a chiedere se ha esigenze particolari per i suoi soggiorni. La sua risposta è sempre la stessa: una ciotola d’acqua fresca, un’aiuola con l’erba, e un pezzo di filetto. L’affetto del suo padrone, Omar von Muller, è quello di sempre, da quando lo salvò dal canile: per questo, dopo il trionfo di The Artist, ha detto basta alla carriera cinematografica. Il veterinario aveva individuato nel jack russell i segni dello stress: la sindrome della “gamba che trema” non perdona. Così oggi Uggie è un pensionato d’oro, all’età di dieci anni che sarebbero settanta dei nostri. Ha dato l’addio alle scene con un cameo in The Campaign, film di satira sulla campagna elettorale Usa.

(da Repubblica.it/Federico Rampini/12.10.2012)

Photo: K: Djansezien/Getty Images

In treno col cane

22 luglio 2012
 

Viaggiare in treno è ora possibile anche per i cani di taglia grande. Grazie all’accordo tra Trenitalia e la Federazione delle associazioni animaliste guidata da Michela Brambilla, dal 25 luglio tutti i cani potranno viaggiare sui treni ad Alta Velocità, dal Frecciarossa all’ Eurostar. Fino ad oggi, si poteva viaggiare solo con i cani di taglia piccola, semplicemente perché rinchiusi dentro il trasportino, ma d’ora in poi le cose cambieranno. L’iniziativa intende facilitare la vita quotidiana dei milioni di italiani che vivono con un animale domestico, promuovendo una cultura sempre più “Animal Friendly”, e allo stesso tempo, anche attraverso campagne di comunicazione, dare un contributo al contrasto del fenomeno dell’abbandono e del randagismo, sempre incredibilmente diffuso, segno di inciviltà e di ignoranza.
Kit da viaggio obbligatorio: museruola e guinzaglio, certificato di iscrizione all’anagrafe canina (per i cittadini stranieri l’apposito passaporto del cane) e libretto sanitario. Il compagno a quattro zampe potrà viaggiare in prima e in seconda,anche nei livelli Business e Standard, e pagherà il biglietto al 50% del prezzo base previsto per il treno utilizzato. Fanno eccezione i cani guida per non vedenti che possono, invece, viaggiare su tutti i treni gratuitamente e senza alcun obbligo.

L’inziativa rientra anche nella campagna estiva contro l’abbandono e la lotta al randagismo. «Il cane – afferma l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti - « è l’amico più caro per tante persone. Naturalmente ci preoccuperemo di prendere tutte le precauzioni per far viaggiare tutti in tranquillità, per la salvaguardia del cane e degli uomini. Sono previsti – conclude Moretti – posti riservati e una pulizia in modo dedicato».

Milo, il primo cane testimone di nozze

5 giugno 2012
 

 

Un po’ attempato, ma tirato a lucido con tanto di cravattino, sguardo dolce ed agitazione d’ordinanza: così Milo, dolcissimo meticcio quindicenne, è entrato in chiesa a far da testimone alle nozze dei suoi padroni. Il primo cane italiano “testimone”. Emozionato e frastornato dagli eventi, Milo ha assistito alla cerimonia seduto sulla poltroncina vicino ai testimoni di nozze e, ovviamente, agli sposi nell’ex chiesa della Misericordia a Montecarlo, borgo medievale in provincia di Lucca. La sua padrona Luisa ha un motivo in più per essere felice, poter avere accanto a sè il suo cagnolino che, adottato da cucciolo, fa parte della sua famiglia e dunque partecipa ad un evento così emozionante. A Montecarlo (non nel Principato… ma nel Lucchese) ora si può convolare a nozze con accanto il proprio fedele amico. Per il Comune del borgo -fondato nel 1333 dal futuro imperatore Carlo IV di Boemia-  il matrimonio con l’animale domestico è l’ultima idea di una sapiente politica di comunicazione. Racconta il Sindaco: “da quando abbiamo lanciato il progetto ‘Sposarsi a Montecarlo’ siamo passati prima a 11 e poi a 23 in due anni e continuiamo a crescere. Vengono qui da tutto il mondo per sposarsi’. Milo, dunque, è stato pochi giorni fà apripista di un nuovo filone petfriendly che il Comune spera sia fecondo. Chissà se al rinfresco c’erano anche delle buone tartine a forma di osso per lui!

(da: Ansa.it)

In ufficio col cane

2 aprile 2012
 

Andare in ufficio col proprio cane è un privilegio, oltre che una comodità, che non a tutti è concesso. La Lou lo sa bene, ha iniziato il suo lavoro di ufficio dentro ad un cassetto… Noi, cani e padroni, che lavoriamo insieme lo sappiamo, ma ora la notizia è certificata da una ricerca americana: il cane in ufficio è il migliore anti-stress. Gli scenziati della Virginia Commonwealth University hanno studiato 75 persone in un’azienda, autorizzando 20 di loro a portare i cani al lavoro per una settimana. Nei proprietari di cani è stata provata una diminuzione di stress, che -è stato provato- causa minore produttività e maggior assenteismo dal lavoro. I ricercatori hanno confrontato i livelli di ormoni dello stress, prelevando campioni di saliva durante la giornata tra le persone che hanno portato i loro cani, quelle che pur avendolo lo hanno lasciato a casa e chi invece non ne ha. La mattina non c’era alcuna differenza tra i gruppi, ma nei momenti più impegnativi della giornata, lo stress quotidiano diminuiva tra le persone con il proprio cane al fianco, mentre aumentava negli altri due gruppi. Nei giorni in cui gli impiegati lasciavano a casa il cane, è stato osservato che lo stress aumentava in maniera significativa, rispetto ai giorni in cui lo portavano. Durante l’esperimento, gli scienziati hanno anche notato che le persone senza pet cercavano i colleghi con il cane e si interfacciavano con l’animale durante la pausa. Randolph Barker, che ha condotto lo studio, ha commentato: “Gli animali da compagnia nei luoghi di lavoro possono essere un incentivo lowcost al benessere dei dipendenti, migliorando oltre l’umore, anche il livello di soddisfazione organizzativa e la percezione di sostegno.” E’ però importante che le aziende adottino una politica che preveda l’inserimento solo di animali domestici puliti e ben educati, sottolinea infine Barker: “Auspicando l’avvio di ulteriori ricerche con campioni di dimensioni più grandi all’interno del contesto organizzativo. Un passaggio necessario per replicare i risultati di questo studio iniziale.”

(da: BBC News/www.bbc.co.uuk)

Divorzi bestiali

27 gennaio 2012
 

Quando l’amore finisce ci va di mezzo anche Fido. Sempre di più, in caso di divorzio, le coppie che si rivolgono all’avvocato per contendersi l’animale di famiglia. In un articolo uscito su Repubblica leggiamo che nel 2011 sono aumentate del 6 per cento le richieste di consulenza per sapere come difendersi dall’ex coniuge che cerca di portarsi via il cane o il gatto: «Nonostante la crisi economica e i problemi a volte drammatici che le separazioni comportano, le persone spesso rinunciano alla formula consensuale perché non riescono a accordarsi sugli animali, che diventano l’oggetto sostitutivo dell’affetto che non c’è più» spiega Giulia Facchini, avvocato familiarista torinese. I dati sulle cause per l’affidamento degli animali di casa arrivano invece dall’ AIDAA, l’Associazione Italiana Difesa Animali, che ne ha affrontati 500: «Su quattro casi di richiesta di pareri, soltanto uno si è poi tradotto in atti legali – spiega l’associazione, che ora ha istituito uno sportello dedicato solo a questo problema, dove lavorano avvocati matrimonialisti – c’è chi contesta il titolo di proprietà dell’ex partner, che risulta ufficialmente proprietario dell’animale, e chi vuole che sia l’altro a pagare per il suo mantenimento e per le spese veterinarie. E non mancano i casi dove, proprio come avviene per i figli, l’animale è utilizzato come strumento per fare pressioni sul coniuge». Per la legge, cani e gatti sono più simili a un bene che a un essere vivente titolare di diritti affettivi. Ma intanto arrivano le prime sentenze destinate a fare giurisprudenza e, forse, a ispirare nuove decisioni del Parlamento, dove alcune proposte attendono da tempo, come quella avanzata dalla LAV che propone l’ingresso nel processo di “esperti di comportamento animale”. Il Tribunale di Foggia ha affidato ad un marito il cane di casa, nonostante all’anagrafe fosse registrato col nome della moglie: era l’uomo, si legge nella sentenza, a occuparsi più spesso del quattro zampe, mentre alla signora è rimasto il “diritto di visita”. A Cremona, nel 2008, è stata emessa la prima sentenza di affido condiviso, applicando a un cane le stesse norme utilizzate per i bambini e garantendo visite addirittura quotidiane al coniuge che in quel momento non aveva l’animale con sé.

(da Vera Schiavazzi/La Repubblica 23.1.2012)

Per info AIDAA: sportelloanimali@libero.it

 

Un cane non è un pacchetto

14 dicembre 2011
 

Le sorprese spesso sono pericolose, sia per un regalo inaspettato -o inadeguato- sia per un acquisto azzardato. Regalare un cucciolo a Natale deve essere una scelta ben ponderata: un cane non è un giocattolo, è un impegno per tutta la vita, la sua vita e un bel pezzo della nostra. Ma con l’arrivo di Babbo Natale c’è il rischio di cuccioli comprati come fossero peluche e a volte comprati come “occasioni”, cani di razza a prezzi di saldi. Truffe vere e proprie grazie all’allucinante traffico illecito, una rete criminale di allevatori e complici per un traffico di circa 400mila cuccioli all’anno (quelli che sopravvivono). L’acquisto responsabile è anche un freno al traffico illecito ed ai maltrattamenti.

La regola è quella di verificare sempre la riconoscibilità del venditore: «No agli acquisti online da persone estranee – raccomanda Cristina Avanzo, vicequestore del Corpo Forestale dello Stato, responsabile del Nirda (Nucleo investigativo reati in danno agli animali) - delle quali si conosce solo il numero di telefono. E guai agli scambi in autostrada, senza poter risalire all’allevamento e ai genitori dell’animale». E’ indispensabile, inoltre, richiedere subito la documentazione sanitaria che certifichi la corretta profilassi. Le cautele, però, non sono mai troppe: «Consiglio di tenere il cucciolo sotto controllo nei primi dieci giorni – suggerisce la responsabile del Nirda – e, se dovesse manifestare sintomi di malessere, di consultare il veterinario di fiducia. Spesso, gli esemplari di provenienza illegale sono imbottiti di antibiotici, ma non curati in modo adeguato».

Il paese leader del commercio fuorilegge è l’Ungheria, dove molti agricoltori si sono riconvertiti lucrando sullo spaccio di animali, con la complicità di veterinari corrotti. Le razze più gettonate sono chihuahua, carlino, pincher. In ascesa gli esemplari di taglie più grandi, come labrador e San Bernardo, che possono rivelarsi poco sicuri: «Se strappati alla madre prima dei due mesi – spiega la Avanzo – non sono ancora stati educati a mordere senza ferire. Lo fanno per gioco, tra fratelli, ma la mancanza d’imprinting materno può essere rischiosa». Tra gli esportatori di «batuffoli» sotto banco avanzano la Polonia e le ex repubbliche sovietiche, come la Slovenia. Il business, infatti, è fiorente: un cucciolo con documenti e microchip si vende a 50 euro, per schizzare a 400 su Internet e a 1.000 nei negozi (1.200 per quelli nazionalizzati). Circa il 40%, vuoi per lo svezzamento precoce vuoi per il viaggio estenuante, non sopravvive al trasporto.

I maltrattamenti, malgrado le sanzioni, non si fermano: «La legge numero 201 del 2010 – sottolinea il vice questore – punisce anche l’acquirente, se riceve un animale trafficato illegalmente». Le pene sono severe: reclusione da tre mesi a un anno e multa da 3mila a 15mila euro, con aggravante se il cucciolo è di età inferiore a 12 settimane. Vero che i sequestri sono in aumento, al ritmo di mille l’anno in tutta Italia, ma gli escamotage si fanno sempre più raffinati: «Se a svolgere i controlli su strada è la Guardia di Finanza – osserva la Avanzo – potrebbe non avere competenze specifiche». Altro tema spinoso è quello della cura e dell’affido dei cuccioli requisiti: «Prima di essere inseriti in un circuito familiare – ricorda la dirigente del Nirda – devono seguire la profilassi. A disporre l’affidamento è il magistrato, mentre noi verifichiamo che vi siano tutti i requisiti di legge, ovvero nessun precedente per maltrattamento». Una soluzione alternativa sono i canili: «Ospitano animali di tutte le età. Adottarne uno a Natale – esorta il vice questore – sarebbe un bel gesto, oltre a ridurre i costi per la collettività».

(da Maria Egizia Fiaschetti/Corriere della Sera 9.12.2011)

Viaggiare da cani

11 dicembre 2011
 

Viaggiare in treno sarà sempre più complicato: è entrato in vigore il nuovo orario invernale di Trenitalia da cui sono stati sospesi molti degli attuali convogli di classe Intercity su cui sono ammessi i gli animali domestici, senza restrizione di taglia. Su questi treni, Intercity e regionali, non sarà più possibile viaggiare con il cane a meno che non sia di piccola taglia, da poter viaggiare in un trasportino che misuri al massimo 70x50x30 centimetri. Un po’ come per salire in cabina dell’aereo, i cani dovranno mettersi a dieta o fingersi piccoli piccoli, perchè da una taglia media in su non potranno più viaggiare in treno. I proprietari di cani più grandi di un chihuahua o di un jack russell saranno obbligati a viaggiare in auto.

Una ricerca condotta dall’Enpa, immedesimandosi nell’utente che deve prenotare un viaggio di lunga percorrenza per sè e per il proprio amico a quattro zampe, denota come si sarà costretti a rassegnarsi a combinazioni improbabili, con più cambi e tempi molto più lunghi. «E’ una situazione non degna di un Paese civile – tuona Carla Rocchi, presidente dell’Enpa -. L’ad delle Fs, Mauro Moretti, si era personalmente impegnato con noi e con il precedente governo a garantire ai proprietari di animali la possibilità di viaggiare con Trenitalia. Forse si è rimangiato la parola. Le limitazioni già oggi in vigore sono penalizzanti per chi si muove con un cane al seguito; quello che accadrà tra qualche giorno sarà la violazione di un diritto fondamentale, la libertà di circolare sul territorio nazionale. Il regolamento va modificato. Se le cose non cambieranno siamo pronti a portare la questione fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

 

 

Tutti pazzi per amore

4 maggio 2011
 

Tutti pazzi per gli animali. Dal Corriere della Sera di domenica 1 maggio.

«Per favore, addomesticami», chiede la volpe al Piccolo Principe. Che realmente non sa che cosa significhi quella richiesta, e la volpe gliela spiega: «È una cosa da molto dimenticata. Vuole dire creare dei legami». Il primo passo di una relazione con l’esemplare di un’altra specie, l’instaurarsi di riti e abitudini comuni, e di una reciproca attesa. Un sodalizio che potrà andare lontano, creare nuovi equilibri affettivi, affrontare critiche e ironie, superare ostacoli pratici, sconfinare in una simbiosi morbosa, provocare litigi con terzi incomodi, condizionare scelte quotidiane, complicarle irreversibilmente, e in ogni caso senza rimpianti per la perduta libertà. Oppure potrà dissolversi in fretta, al primo imprevisto, e concludersi con l’ abbandono, frettoloso e liberatorio, di un accessorio domestico che ha il torto di non sapersi spegnere come una playstation. Le statistiche, provvisorie, scommettono sulla prima ipotesi: quasi 9 milioni di famiglie, 25 milioni di persone, cioè il 45% degli italiani, convivono con uno o più animali, oltre 7 milioni di gatti, più o meno altrettanti cani, 15 milioni di meno impegnativi pesci rossi, 12 milioni di uccellini. Per tutti, il rischio di sfratto, generalmente all’ inizio delle vacanze estive, è calato del 45%. L’ Italia sembra essere diventata un paese per zoofili, consapevoli ed esigenti, viscerali e ipersensibili, traboccanti di tenerezze verso qualunque creatura rivestita di peli (o anche di squame), dotata di vibrisse, di un «tartufo» umido, di uno sguardo altero o adorante, ma quasi sempre percepito come più limpido e sincero di quello umano. (…)

Animali troppo umanizzati e vezzeggiati sono l’ involontaria causa di discussioni sulle priorità e le prerogative della specie, arma inconsapevole di quanti non accettano la loro promozione nella gerarchia degli esseri viventi: «Sì, chi ama gli animali è continuamente sospettato di preferirli al genere umano, come fosse vietato amare entrambi - riflette la poetessa Vivian Lamarque, che al suo gatto, Ignazio, ha dedicato anche un dialogo in versi . Certo talvolta questo accade, ma ho conosciuto, molto più numerose, persone dall’ amore “diffuso”. San Francesco chiamava gli animali “nostri fratelli piccoli”; e io ci aggiungo pure i fratelli verdolini, erbe e fiori, “la bella d’erbe famiglia e d’animali” foscoliana». (…) Ma è vero anche che l’ amore per gli animali unisce quel che la politica o il ceto separano, non conosce differenze economiche o sociali, culturali o religiose: «Non c’ è dubbio, è un amore trasversale» riconosce lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro. Può avere un ruolo di rappresentanza per le classi più elevate. Ma l’ attaccamento non conosce distinzioni. Ed è vero, come dimostra il film Umberto D. di Vittorio de Sica, la storia di un pensionato senza soldi, rimasto solo con il suo cane, che si tratta di un attaccamento reciproco». Il regista non ha avuto bisogno di cambiare la natura di Flaik, per farne il commovente comprimario di una malinconica avventura umana: «Nelle favole, gli animali sono quelli che ti guidano fuori dal bosco – ricorda Scaparro – e nella vita reale sono gli intermediari tra il mondo adulto e quello infantile…»   

(da Elisabetta Rosaspina/Corriere della Sera 01.05.2011)
Foto Manfredi Bellati.

Sotto coperta

13 marzo 2011
 

Sempre più persone vanno a nanna col pet. Era il titolo di un articolo, dal CorriereAnimali, che ha suscitato sorrisi e polemiche in rete. Abitudine sempre più diffusa, se non fosse che può essere inopportuno: lo sostiene un recente studio pubblicato sulla rivista americana Emerging Infectious Diseaseas.” Secondo questi studiosi, noi quadrupedi che dormiamo sui letti di mami e papi possiamo attaccare malattie di ogni genere, addirittura la peste!! Mi sembrano esagerati. Sono d’accordo con chi scrive su facebook che inopportuno sarebbe non dormire insieme. Basta fare ogni sera, al rientro a casa, una bella pulizia delle zampe e quando si torna dal parco inzaccherati un bel bagno profumato e disinfettante. Non che sia piacevole per noi, personalmente trovo lo zampicure una tediosa abitudine. Lo tollero per la mia lozione preferita al fiordaliso Biobao!

Un amico vero

19 febbraio 2011
 

Una storia da prima pagina: è quella dell’amicizia tra il segugio Stella e il suo amico beagle Carrettoni. Sul Corriere della Sera di oggi, infatti, è raccontata la storia del salvataggio, da parte di due volontari della Lipu, del segugio, una cagnolina di un anno rimasta intrappolata da un laccio di ferro in un bosco del cagliaritano. In quella zona i volontari hanno trovato ben 2500 trappole di questo genere, messe illegalmente dai bracconieri per catturare volpi, cinghiali e animali malcapitati. Giovanni e Angelo, i due volontari che stavano battendo la zona, hanno sentito i guaiti e gli ululati disperati (tipici dei beagle!) di Stella e Carrettoni. Stella, rimasta intrappolata dal fil di ferro, guaiva terrorizzata e più cercava di divincolarsi, più stringeva il nodo alla sua zampa.    Carrettoni, il beagle suo amico, per tutto il tempo (erano due giorni che si sentivano i guaiti) è rimasto accanto a lei, confortandola e leccandola, e continuando a ululare per cercare aiuto.

Una storia d’amicizia e d’altruismo che è nella natura dei cani e che, come dice l’etologo Mainardi, fa parte della loro storia evolutiva. “Fin da quando erano lupi, si sono sempre aiutati l’un l’altro, perchè la forza della muta sta proprio lì. Ed ora che di questo legame affettivo fa parte, grazie all’imprinting, anche l’uomo, non dovremmo scordarcelo mai questo dovere.” Mai abbandonare un cane, mai tradirlo. “ Perchè, così come Stella sapeva di poter contare su Carrettoni, il nostro cane è per sua natura sicuro di poter sempre contare su di noi”.

(da Corriere.it 19/02/2010)

http://video.corriere.it/quando-cani-insegnano-amicizia/0c4c06f4-3b6c-11e0-ad4e-5442110d8882